Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land arriva su Nintendo Switch 2 con una conversione discutibile. Le mie impressioni
Nelle ore successive al Nintendo Direct del 9 giugno, KOEI Tecmo e Gust hanno annunciato la disponibilità di una versione nativa per Nintendo Switch 2 di Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land, acquistabile sia come titolo standalone sia tramite upgrade a pagamento per i possessori dell’edizione Nintendo Switch.
Ero particolarmente curioso di vedere come il gioco si sarebbe comportato sulla nuova piattaforma Nintendo. La versione originale per Switch soffriva infatti di numerosi compromessi tecnici, inevitabile conseguenza dei limiti hardware della console, che avevano finito per penalizzare in modo evidente l’ambiziosa struttura open map dell’opera di Gust.
Armato di curiosità e buona volontà, ho ricevuto un codice da KOEI Tecmo per mettere alla prova questa nuova edizione. Dopo diverse ore trascorse in sua compagnia, però, sento il bisogno di scrivere queste righe per una questione di semplice onestà intellettuale: la conversione di Atelier Yumia per Nintendo Switch 2 è in condizioni inaccettabili, considerando il salto generazionale dell’hardware rispetto alla precedente generazione.
Qualcosa è andato storto
Come già anticipato, la versione Nintendo Switch di Atelier Yumia era già considerata la peggiore tra quelle disponibili al lancio. Negli ultimi anni Gust aveva dimostrato di saper ottenere risultati più che dignitosi sull’hardware della console ibrida Nintendo: Atelier Ryza, Atelier Ryza 2 e Atelier Sophie 2 offrivano infatti conversioni solide, capaci di preservare gran parte dell’identità visiva delle rispettive produzioni, al costo ovviamente di un frame rate dimezzato e non sempre stabile.
Atelier Yumia era però di gran lunga più ambizioso, e i limiti hardware della piattaforma rappresentavano uno scoglio non da poco. C’erano problemi evidenti di fluidità, caricamenti frequenti e una lunga serie di compromessi grafici che finivano per penalizzare l’esplorazione e l’impatto visivo dell’avventura, arrivando a intaccare anche la resa artistica complessiva.
Giocato su Nintendo Switch 2 tramite retrocompatibilità, Atelier Yumia mostrava già alcuni miglioramenti tangibili. Il frame rate risultava sensibilmente più stabile, i tempi di caricamento ridotti e l’esperienza complessiva più gradevole. Restavano però intatti gran parte dei compromessi visivi dell’edizione originale, tra texture semplificate, vegetazione ridotta e una qualità dell’immagine ben distante dalle versioni disponibili su altre piattaforme.
Miglioramenti visivi, ma non sufficienti
La nuova Nintendo Switch 2 Edition dovrebbe colmare questo divario e, almeno sul piano visivo, i miglioramenti sono concreti. In modalità docked si notano una risoluzione più alta, texture migliori, maggiore densità della vegetazione e un sistema di post-processing più ricco. In generale, la complessità della scena risulta sensibilmente superiore rispetto alla versione Switch 1.
In questo senso, l’identità visiva e artistica dell’opera è stata preservata e, in parte, valorizzata.
Il problema è che questi miglioramenti grafici non sono accompagnati da un analogo progresso sul fronte delle prestazioni. Ed è questo l’aspetto più destabilizzante emerso durante la prova.
Gust ha infatti implementato due preset grafici: Quality e Performance.
Modalità grafiche problematiche
Analizzando le modalità grafiche emergono chiaramente i limiti della conversione. Nessuno dei due preset sembra raggiungere gli obiettivi dichiarati.
La modalità Quality punta ai 30 fotogrammi al secondo, ma nella pratica la fluidità risulta estremamente instabile. Le oscillazioni del frame rate sono frequenti e il frame pacing appare problematico, generando una sensazione di scattosità costante anche nelle situazioni meno concitate. Il risultato è un’esperienza che raramente restituisce la percezione di un vero 30 fps stabile.
La situazione non migliora con la modalità Performance. In teoria il target dovrebbe essere quello dei 60 fps, ma durante le prove il gioco si mantiene ben lontano da quell’obiettivo. Nelle aree aperte il frame rate oscilla – occhio – tra i 35 e i 40 fps, con cali ulteriori nelle situazioni più dense di attività a schermo. Il beneficio in termini di reattività esiste, ma è accompagnato da una forte instabilità che compromette l’esperienza complessiva.
Un ulteriore problema riguarda il movimento della telecamera, costantemente accompagnato da micro-scatti che compromettono la fluidità percepita anche quando il frame rate appare più stabile.
La sensazione generale è quella di una build che necessitava ancora di tanta ottimizzazione e che, verosimilmente, è stata pubblicata prematuramente sul mercato.
Considerazioni finali
È difficile comprendere come una conversione di questo tipo possa essere arrivata sul mercato in queste condizioni. Allo stato attuale faccio molta fatica a consigliare l’acquisto dell’upgrade a pagamento o della versione nativa.
I miglioramenti visivi esistono e sono facilmente percepibili, ma vengono completamente vanificati da una qualità dell’esperienza ben lontana dagli standard che ci si aspetterebbe da una riedizione su hardware più potente.
Si spera in una patch correttiva in tempi brevi.




