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Le console hanno ancora un futuro? Le riflessioni di Peter Moore e Shawn Layden

Peter Moore e Shawn Layden riflettono sul futuro delle console

Le console stanno diventando troppo costose? È una domanda che negli ultimi mesi è tornata spesso al centro del dibattito, soprattutto dopo gli aumenti di prezzo che hanno interessato hardware e giochi. A intervenire sull’argomento sono stati due nomi che conoscono molto bene il settore: Peter Moore, ex dirigente di Sega, Xbox ed Electronic Arts, e Shawn Layden, ex presidente di Sony Interactive Entertainment America.

In una recente intervista concessa a Kotaku, entrambi hanno condiviso la loro visione sul futuro del mercato console. Pur partendo da punti di vista differenti, c’è un aspetto su cui concordano: la prossima generazione rappresenterà una sfida decisiva per convincere i consumatori a investire ancora in un hardware dedicato.

Il prezzo rischia di rallentare la prossima generazione

Secondo Layden, il principale ostacolo sarà il costo delle future console. Un prezzo vicino ai 1.000 dollari potrebbe rallentarne sensibilmente l’adozione, soprattutto considerando che al lancio il catalogo disponibile è inevitabilmente limitato.

L’ex dirigente Sony ricorda come per anni il mercato abbia individuato nei 399 dollari una sorta di soglia psicologica, mentre il lancio di PlayStation 3 a 599 dollari rappresentò uno degli episodi più discussi nella storia del marchio.

Oggi, però, la situazione è diversa. Le console continuano a diventare più potenti, ma il salto generazionale appare sempre meno evidente agli occhi del pubblico. Layden si chiede quanto valore aggiunto possano offrire caratteristiche come un ray tracing più avanzato o frame rate sempre più elevati, se molti giocatori faticano persino a percepirne le differenze nell’utilizzo quotidiano.

Per questo motivo ritiene che la risposta non possa arrivare esclusivamente dall’hardware.

Un settore stagnante?

Per Layden, l’industria rischia di rivolgersi sempre agli stessi giocatori. Molte produzioni AAA finiscono per concentrarsi su generi ormai consolidati, come sparatutto, giochi post-apocalittici o fantasy, lasciando poco spazio a esperienze realmente differenti.

Secondo l’ex presidente di Sony Interactive Entertainment America, la crescita del settore passerà dalla capacità di offrire una maggiore varietà di giochi, valorizzando anche nuovi studi e realtà provenienti da Paesi che oggi trovano meno spazio nel panorama internazionale.

L’obiettivo, sostiene Layden, dovrebbe essere quello di attrarre nuovi giocatori, invece di aumentare continuamente la spesa dei consumatori già appassionati.

Per Peter Moore è il problema è il modello di business

Peter Moore affronta invece la questione da una prospettiva più economica.

Secondo l’ex dirigente di Sega e Xbox, il problema principale riguarda la sostenibilità del modello attuale. Le console vengono spesso vendute con margini molto ridotti, mentre i profitti arrivano soprattutto dalla vendita di giochi, servizi digitali e abbonamenti.

Con l’aumento dei costi di produzione e la crescente domanda di semiconduttori alimentata anche dall’intelligenza artificiale, Moore ritiene che produrre hardware diventerà sempre più complesso e meno redditizio.

Per questo immagina un’evoluzione del mercato che potrebbe prevedere formule sempre più legate ai servizi, con console offerte a prezzi più accessibili in cambio dell’ingresso in un ecosistema di abbonamenti, un modello già sperimentato in passato da Sega con Dreamcast e SegaNet, sebbene con risultati poco soddisfacenti.

Le console spariranno? Forse no

Moore si spinge anche oltre, ipotizzando uno scenario in cui il cloud gaming possa eliminare la necessità di possedere una console tradizionale.

Secondo la sua visione, con connessioni sufficientemente veloci e una latenza praticamente azzerata, in futuro potrebbe bastare un’app integrata direttamente nel televisore per accedere a un catalogo di giochi in streaming, senza la necessità di un hardware dedicato.

Allo stesso tempo, Moore precisa che questo scenario non è ancora realtà. Se i produttori non riuscissero a trovare un modello sostenibile, saranno gli stessi consumatori a cercare alternative, ad esempio scegliendo il PC come piattaforma principale da collegare al televisore.

Le considerazioni di Peter Moore e Shawn Layden non rappresentano una previsione sulla fine delle console, quanto piuttosto una riflessione sulle sfide che attendono il settore.

Da una parte c’è il continuo aumento dei costi di sviluppo e produzione; dall’altra un pubblico che fatica a percepire miglioramenti tali da giustificare hardware sempre più costosi.

Per Layden la risposta passa da giochi più creativi e capaci di ampliare il pubblico, mentre Moore ritiene che sarà soprattutto il modello di business a dover evolvere. In entrambi i casi, il messaggio è che nella prossima generazione di console i platform holder dovranno davvero dare un motivo valido ai giocatori per investire nell’hardware, soprattutto in un mercato dove il PC sta diventando la via preferenziale di tanti.

Fonte: Kotaku